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Editoriale Gennaio 2008

 Audiofili soli per scelta o per necessità? 

Domus audeA nasce naturalmente dalla voglia di aggregazione, dal sano desiderio di condividere, ma questa sensazione di abbandono di emarginazione che ogni tanto si percepisce leggendo i forum di settore da cosa deriva? 

Una volta l’hi-fi era status, una volta il mercato ci coccolava, una volta si facevano i soldi a vendere hi-fi…così sento dire. Ma essendo cresciuto dentro un’attività commerciale di questo tipo io l’audiofilo lo ricordo uguale a quello odierno. Eliminata la parte di pubblico creata dal “fenomeno”, quelli dello “status” appunto, lo zoccolo duro sembra essere sempre quello. L’appassionato: solo per scelta o per incomprensione da parte del mondo che lo circonda. Ma questa voglia di aggregazione la abbiamo davvero?

L’audiofilo si innamora, sceglie e crede finchè lo fa da solo, finchè è un SUO sogno. Ma il suo castello di carte è suscettibile alle correnti d’aria, è delicato come un bicchiere di cristallo che si rompe, guarda caso, proprio nel momento del brindisi, proprio quando più di uno tende la mano verso il gruppo.

Infondo sa di giocare con le ombre eppure gode nel raccontare (e crede in se stesso quando lo dice, più di quanto ne sia intrinsecamente convinto) di aver visto la luce, lui per primo. La scelta rende fieri ma non si è disposti a metterla in discussione, perché parlarne allora?

L’audiofilo cerca la conferma di idee passeggere maturate durante le notti insonni e crea i guru, eminenze celesti nascoste dietro gli anonimi nodi multimediali, dà loro un volto, uno spirito, un anima e finisce per perdere la realtà delle cose.

La realtà è che siamo tutti dotati di un imperfetto apparato acustico, un congegno tanto sofisticato da adattarsi e modellarsi prima che l’esperienza e la memoria riescano a farlo. E’ difficile ammetterlo, ma nulla di ciò che ascoltiamo è destinato a rimanere un ricordo immutabile.

Siamo sicuri che il nostro cammino segua una retta? E se fosse un cerchio o una figura astratta? Quanti di noi hanno avuto la possibilità di fare i conti con il proprio punto di partenza?

Per avere un’idea di tutto questo (ammesso che la si voglia) bisogna condividere, creare momenti di scambio e mettere la testa fuori dalla porta. Ma ancora una volta mi chiedo: lo vogliamo davvero? Vogliamo davvero un posto dove verificare e parlare di ciò che tanto ci anima o non siamo disposti a mettere in discussione le nostre idee?   

Oggi la realtà è che il mondo è a disposizione di chi non vuol vivere di esperienze fatte. Oggi posso comprare in Cina e rivendere in Germania più comodamente di quanto lo sia una gita in negozio…specie con questa neve.

Quello che questa realtà si sta perdendo per strada è la cultura della scelta, il metodo e il filo logico. E’ una cosa che l’audiofilo solo non può recuperare, è un patrimonio del gruppo, una conquista dell’esperienza comune, un valore aggiunto che nasce dal confronto. 

Domus audeA sa e vorrebbe essere tutto questo, lo sarebbe naturalmente e senza sforzo se tutti noi lo volessimo. Ma a volerlo in quanti siamo? 

Livio

 

 
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